L'arte come occasione di riscatto

Disciplina, autostima, rispetto tra i generi  ed espressività artistica. Il circo comunitario di FORCULVIDA, dove lavora la cooperante di COMUNDO Alicia Tellez, offre ai giovani colombiani di Aguablanca uno spazio privilegiato dove imparare a rivendicare i propri diritti.

Alicia Tellez ad Aguablanca

Aguablanca è un distretto della città di Santiago di Cali, città nel sud-ovest della Colombia, dove abitano poco meno di un milione di persone. Quarant’anni fa questo quartiere non esisteva, poi vi hanno trovato rifugio coloro che scappavano dal conflitto armato o da catastrofi naturali come terremoti e maremoti, gli sfrattati della città per la loro povertà, i disperati che cercavano una vita più prospera e più sicura. Nessun architetto ne ha pianificato lo sviluppo. Le chiese si confondono con le case e le abitazioni da fuori sembrano tutte uguali, disegnate dallo stesso muratore: lunghi rettangoli bui, uno accanto all’altro, dove la luce entra a stento dalla porta di entrata e dall’unica finestra davanti. Non esistono parchi né spazi di incontro; l’intimità è difficile da conquistare.
Per i cooperanti che lavorano lì vi è un protocollo di sicurezza di 16 pagine da seguire: è una delle regioni più pericolose al mondo. Nonostante il recente accordo di pace tra governo e Farc, la violenza e l‘insicurezza continuano a permeare la vita quotidiana: gli usurai ammazzano se non si pagano i debiti, le ragazzine rimangono incinte perché vittime di rapporti incestuosi, i bambini e le bambine mettono in scena omicidi, funerali o matrimoni quando si chiede loro di fare un’improvvisazione teatrale.

Uno spazio per crescere e giocare
FORCULVIDA (Forgiatori di cultura della vita) cerca di contrastare la violenza attraverso le sue attività artistiche e culturali, contribuendo allo sviluppo umano, spirituale, sociale e artistico dei giovani. Il Circo Capuchini, dove lavora la cooperante Alicia Tellez, nasce in questo contesto, su impulso della chiesa cattolica e sulla base della teologia della liberazione. Si tratta di un circo comunitario che si presenta principalmente nelle strade dei quartieri molto vulnerabili di Aguablanca. Per i giovani che lo frequantano si tratta di uno spazio privilegiato, in cui si può sfuggire alle dinamiche di strada e sociali, come testimonia Isabela Pérez Gómez, una giovane acrobata di 13 anni che lo frequenta: «Il circo è un posto bello, dove trovo i miei amici, dove gioco e imparo cose nuove. Qui non devo lavare i piatti, non devo curare il mio fratellino, posso essere me stessa». Isabela, come tanti suoi coetaneidi Aguablanca, viveva in una famiglia di sole donne con la mamma, la nonna e le zie. Sua mamma l’ha avuta a 16 anni, il padre non si è mai occupato di lei. Da poco nella loro casa è arrivato un fratellino, un piccolo principe che le ha sottratto tutte le attenzioni e che l’ha caricata di responsabilità: «Si tratta di una dinamica molto frequente ad Aguablanca ? ci spiega Alicia Tellez, drammaterapista 58enne che si trova in Colombia per un interscambio di tre anni ?: le ragazzine sono coinvolte nell’accudimento dei fratelli e nella cura della casa perché le madri devono lavorare. Altrettanto frequenti sono i casi in cui i padri sono assenti: molti hanno più di una famiglia, alcuni sono in prigione e anche le morti precoci legate al traffico di droga e alla violenza sono numerose».

Il circo insegna il rispetto e la disciplina
Questi bambini crescono con figure familiari poco stabili e spesso hanno problemi di autostima. Il circo offre loro un’occasione di riscatto: obbliga ad avere disciplina, sviluppa l’autostima e l’autocontrollo, promuove la collaborazione e il lavoro di gruppo, insegna il rispetto del proprio corpo e degli altri. «Si lavora molto sull’espressività artistica e questo veicola processi di resilienza ? spiega Alicia ?. Offriamo una solida formazione artistica e circense, ma anche umanistica». La presenza di Alicia, con il suo ruolo di terapista, ma soprattutto di mediatrice e facilitatrice, ha ridato stabilità alla struttura, che stava attraversando un momento delicato. «Gli artisti erano demotivati dalla mancanza di un team affiatato. Non bastano le motivazioni educative, sociologiche o ideologiche: ci voleva qualità artistica. Che ora sta pian piano tornando», precisa con orgoglio.

Acrobati e difensori dei diritti umani
Essere coscienti del proprio corpo è un primo importante passo per prendere in mano il proprio destino. Lo scorso anno Isabela Pérez Gómez aveva quasi smesso di frequentare le prove, ma la sua passione per lo spettacolo l’ha aiutata a superare il momento e a tenere duro. «Grazie alla formazione in diritti umani che ricevono da noi, i ragazzi possono avere anche altri orizzonti. Partecipano a una rete giovanile nazionale, dove conoscono coetanei di altre organizzazioni e altre regioni. Questo li fa crescere e li stimola a dare il loro meglio: hanno la possibilità di mostrare quello che sanno fare», ci spiega Alicia. Se essere coscienti del proprio corpo è il primo passo per prendere in mano il proprio destino, essere coscienti dei diritti umani è il primo passo verso la loro rivendicazione. L’arte diventa poi un canale di sensibilizzazione.

Lo scorso anno Isabela aveva quasi smesso di frequentare le prove, ma la sua passione per lo spettacolo l’ha aiutata a tenere duro. È così riuscita a diventare più matura, rivelandosi una piccola leader dei diritti umani a soli 13 anni! «Amo lo spettacolo, andare in scena, truccarmi e mostrare le mie abilità circensi. Mi piace essere forte, potermi piegare e saltare, essere padrona del mio corpo. Qui lo posso sperimentare. Qui imparo la disciplina che mi serve per la vita», racconta la ragazza.

Una forte alternativa alla strada
Al Circo Capuchini gli adolescenti trovano un’alternativa forte, potente e interessante alla vita di strada. Il lavoro di Alicia consiste nel sostenere l’équipe del Circo Capuchini e coordinarne l’attività nelle diverse reti: culturale, artistica, politica. Attualmente sono una decina tra educatori, insegnanti di teatro e delle diverse arti circensi, tutti volontari. Alicia è vista come “colei che apre le porte”: «Con un po’ di fortuna e la capacità di cogliere le occasioni, siamo riusciti a presentarci anche in spazi pubblici di qualità: ci siamo esibiti nei boulevard del centro della città di Cali, nel museo più esclusivo, in un teatro, all’università... era la prima volta ed è stato molto motivante!». Su queste basi si può ora continuare a lavorare affinché la comunità possa crearsi un futuro di pace e vita, attraverso l’arte.

Articolo apparso sulla rivista di COMUNDO - CARTABIANCA - di marzo 2018

Maggiori informazioni sul lavoro di Alicia Tellez sulla sua pagina.

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